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A Ruote Ferme

Si fa presto a vietare

L’IMPORTANZA DI FARE SQUADRA: SI FA PRESTO A VIETARE..

Dopo l’abbuffata di vendite che ancora adesso sta avendo una scia molto positiva per il nostro settore, era inevitabile che vi fosse un aumento dei biker sui sentieri. Se questo elemento può portare con se una serie di aspetti vantaggiosi, è inevitabile che comporti anche alcuni problemi che sarebbe opportuno affrontare e cercare di risolvere.

È di queste settimane il divieto alla MTB (muscolare o assistito non fa differenza) di poter viaggiare su alcuni sentieri del monte Bianco; contestualmente sono aumentati gli incidenti che hanno richiesto l’intervento del soccorso alpino e in generale i malumori dei pedoni per il troppo traffico a pedali.

E’ chiaro che noi siamo un po’ di parte nell’affrontare questo tema, ma così come riteniamo che sia ingiusto demonizzare un intero settore e  troviamo dannosi  molti dei divieti imposti , siamo consapevoli che il maggior traffico sui sentieri impone delle riflessioni sulla convivenza.

Sono il primo a rendermi conto che vi siano delle zone montate, spesso facilmente raggiungibili, in cui sta diventato difficile immaginare che nel periodo delle vacanze sia possibile la promiscuità fra i due modi di interpretare l’outdoor, ma è altresì vero che in molte località, con una migliore razionalizzazione delle vie di transito, sia possibile trovare una quadra.

Photo: Giacomo Podetti

COME FARE

In prima battuta, penso che sia necessario che aziende e addetti ai lavori prendano coscienza del fatto che  vi possa essere il rischio concreto che il boom che ha investito anche il settore della MTB, possa tramutarsi in un boomerang pericoloso per tutto l’ambiente. Sarebbe importante riuscire a fare squadra, per creare una lobby in grado di far arrivare la voce dell’intero comparto anche nelle sedi decisionali, per evitare di essere solo la parte che subisce le scelte.  Sarebbe fondamentale che tutti gli interpreti di questo settore, compresi i gestori dei bike resort e noi della stampa, fossimo in grado di trovare delle linee guida che permettano di arrivare a proporre soluzioni che contrastino le posizioni più estremiste, che vorrebbero la quasi scomparsa delle MTB dalle montagne.

PERCHE’ DICO QUESTO

Ho deciso di lanciare questo allarme perché è sempre più concreto il timore che nel giro di pochi anni, la MTB rischi di fare la fine dell’enduro motociclistico, con un clima fatto di pregiudizi, ostracismo e divieti. Una situazione che a cascata rischierebbe di colpire l’intera filiera, con ripercussioni negative sulle vendite e contestualmente su settori che apparentemente sembrerebbero distanti da queste problematiche, come i bike resort o in generale i bike park.

Photo: Giacomo Podetti

Per la maggior parte degli appassionati la MTB è ancora sinonimo di libertà; è un mezzo che a molti permette di uscire di casa e partire, andando alla scoperta dei sentieri dietro casa. Se questa possibilità venisse drasticamente limitata, imponendo ai biker di andare solo in aree delimitate, simili a quelle che sono le piste da sci invernali, il rischio di un forte abbandono sarebbe alto, con conseguenti ricadute negative anche per quelle realtà che stanno investendo in questo settore.

COSA FARE

Come accennato prima, è il momento di tracciare delle linee guida e di fare squadra, affinché sul tema della sentieristica non vi sia solo la voce dei camminatori e del club alpino, ma vi siano anche le posizioni, le esigenze e le proposte di chi vive la montagna in modo differente.  Questo sia per difendere la visione della MTB, che ha i sentieri nella sua filosofia di base, ma sopratutto per spiegare l’inesattezza di alcune proposte che sono portate avanti soprattutto dal CAI e che rischierebbero di rendere ancora più pericolosa la convivenza fra i due mondi.

Qui entriamo anche nel concreto del discorso, infatti la proposta che ho sentito da più parti in questi anni è quella che vorrebbe permettere il transito delle MTB solo su strade dove la bici sta di traverso o in alternativa su carregge di almeno due metri di larghezza.  Senza voler fare della polemica sterile, ma cercando di portare temi concreti, chi immagina una soluzione di questo genere non conosce ne la filosofia che sta alla base di questo sport, ne sopratutto l’evoluzione tecnica dei mezzi e delle prestazioni delle moderne MTB. Questa soluzione infatti potrebbe essere applicata se la MTB fosse ancora il rampichino della fine degli anni 80, rigida con ruote strette e freni improbabili, ma i mezzi sono cambiati, la tecnologia ha fatto grandi passi in avanti, e pensare di veicolare le bici solo su strade bianche, significa creare le condizioni per alzare il grado di pericolo; perché su quella tipologia di tragitti una bici tende a viaggiare tranquillamente a velocità vicine o superiori ai 30km/h. Questo perché più è larga la strada più anche il biker principiante è portato a togliere le dita dai freni. Infatti se su un sentiero di 30 cm si viaggi a 10 km/h su una strada larga la velocità aumenta esponenzialmente.

Photo: Giacomo Podetti

COME SIAMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO

Se siamo arrivati a questa situazione è anche un po’ colpa nostra. L’avvento delle e-bike ha aumentato la platea di persone che hanno scoperto quanto sia bello girare per i boschi e le montagne. Infatti, se fino a qualche anno fa alcune escursioni erano alla portata di pochi; il motore ha permesso ad una platea più ampia di arrivare dove non avrebbero mai pensato di giungere. Questo ha permesso anche a persone senza un corretto bagaglio di allenamento e di tecnica di cimentarsi in gite un po’ al di sopra delle proprie possibilità oggettive, generando i primi problemi. Perché come scrivevo prima, se  su un sentiero di 30 cm si viaggia a 10 Km/h, è anche vero che senza una buona tecnica di guida, non solo si cade più facilmente, ma diventa complicato anche fermarsi.

Con questo non voglio demonizzare l’avvento delle e-bike, riaprendo sciocche diatribe; ma evidenziare che le novità introdotte da questo nuovo mondo, hanno portato con se anche alcuni problemi che non possiamo far finta di non vedere.

Photo: Giacomo Podetti

L’incremento del numero di persone che si sono avvicinate alle ruote grasse, ha generato un secondo elemento che andrà analizzato in modo serio, ovvero il trail builder anarchico. Gruppi di ragazzi più o meno giovani che muniti da attrezzi hanno aperto nuovi sentieri, pulito quelli esistenti e creato nuove tracce dal nulla.  Tutto questo entusiasmo è certamente positivo, ma come ogni situazione va coordinato e inquadrato in regole che permettano la convivenza fra le persone. Quest’ultimo  aspetto merita molta più attenzione ed è solo accennato in questo articolo. E’ già in cantiere infatti  un approfondimento creato con  l’aiuto di trail builder professionali e gestori di strutture, per cercare di dare spunti che possano aiutare alla crescita di questo settore e alla sua maturazione.

CONCLUSIONI

Come abbiamo visto, il tema è molto ampio e per riuscire a trovare una quadra è necessaria la volontà di tutti gli operatori di dedicare parte del loro tempo a creare un progetto di medio periodo, che provi a tutelare questo modo di interpretare la montagna. Noi cercheremo di portare avanti questa missione, sapendo di dover far breccia nelle dinamiche delle aziende, che vedono nelle vendite il loro focus principale, provando a contribuire alla maturazione di un sistema bici che fino ad oggi, nonostante i grandi fatturati, non riesce ad imporsi con autorevolezza non solo nel settore dell’off road.

Marco Tagliaferri
Written By

marco.tagliaferri@365mountainbike.com Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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