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#40 La STORIA della MTB: Tutto iniziò dalla REPACK DOWNHILL

Verso la fine degli anni ’70, in California, un gruppo di sbandati, diede vita alla Repack, la prima gara di discesa organizzata in California, il 21 ottobre 1976, sul monte Tamalplais a Marin County. Tra questa pazza banda di amici trovavamo Charlie Kelly, Joe Breeze, Tom Ritchey, Otis Guy, Fred Wolf e Gary Fisher, quest’ultimo sospeso qualche anno prima dalle corse agonistiche a causa di una regola che prevedeva una lunghezza massima per i capelli. Fortunatamente questa regola fu abolita nel 1972 e la sua carriera poté proseguire. Questi ragazzi si trovarono poi, chi più chi meno, coinvolti nella progettazione e realizzazione delle prime bici definibili mountain bike. Qualcuno l’ha fatto diventare un lavoro mentre per altri è rimasto un divertimento.

Il nome della gara derivava dal verbo “to repack”, ovvero “riconfezionare/re-impacchettare”. Più nello specifico, indicava l’operazione con sui si lubrificavano i mozzi: vi era infatti la necessità di eseguire molte volte questa operazione perché le biciclette utilizzate in questa prima gara erano molto “sperimentali”, se così vogliamo dire, ed erano dotate di freni a contropedale, ovvero si azionano pedalando al contrario.

In poche parole, le continue frenate di ignoranza con il contropedale, producevano calore e vaporizzavano letteralmente il grasso nel mozzo e ad ogni discesa bisognava re-ingrassare il tutto. La gara si svolgeva su un tracciato di 1800m di lunghezza e circa 400m di dislivello. Alan Bonds fu il vincitore della prima edizione mentre Gary Fisher, poi divenuto uno tra gli esperti massimi del settore, mantenne per anni il record del tracciato, percorso ad una velocità media di quasi 40km/h.

Nella prima edizione si usarono principalmente delle Schwinn Excelsior: bici indistruttibile usata dai postini che consegnavano i giornali a domicilio negli anni ’30. L’inventore era sempre uno statunitense, l’imprenditore Ignaz Schwinn.

Si capì, già dopo la prima edizione, che c’era bisogno di creare una bici più specifica per fare simili sentieri: fu ad opera di questi pazzi ragazzi la nascita del nostro sport, iniziato tutto da un puro e sano divertimento, rimasto ora nel DNA della mountain bike.

La prima bici adattata per il fuoristrada è opera di Gary Fischer: si disse che già nel 1973 girasse con una Schwinn Excelsior X degli anni ’30 adattata: era priva di cambio e pesava circa 22kg. Per la 1^ edizione della Repack (1976), si presentò con un mezzo rinnovato, adattando dei freni a tamburo (leve e cavi presi da motociclette) e una tripla guarnitura. L’idea del cambio venne in mente a Fischer dall’esigenza di dover, altrimenti, spingere sempre a mano la bicicletta in cima ai colli prima della discesa.

Schwinn, Excelsior Gary Fisher
Schwinn Excelsior. 1941. Modificata nel 1976 da Gary Fisher.
Crdits: SFO Museum

Un altro personaggio tra i primi ad ingegnarsi concretamente nel miglioramento delle Schwinn Excelsior fu Joe Breeze. Joe lavorava come telaista presso un negozio di biciclette e, quando staccava dal lavoro, si divertiva a lanciarsi giù per i sentieri di Marin County. A Breeze è attribuito il fatto di aver creato il primo telaio specifico per il fuoristrada su richiesta di Charlie Kelly: nacque così nel 1977 il marchio Breezer. Nella Breezer, il telaio subì un restyling con l’aggiunta di due tubi trasversali per conferire maggiore rigidità e stabilità. Il manubrio venne “rubato” dal mondo BMX mentre, il cambio, “rubato” dal mondo delle bici da corsa. Joe, grazie a queste modifiche, vinse ben 10 Repack delle 24 disputate.

Schwinn, Excelsior Joe Breeze
Schwinn, Excelsior – 1941 – Modificata nel 1973 da Joe Breeze.
Credits SFO Museum

Gli altri compagni capirono che quella era la strada giusta tanto che cominciarono a chiedere a Breeze di costruire altre “Klunkers”, il termine con il quale venivano chiamate quelle biciclette che si presentavano come degli incroci tra bici da corsa, bmx e chi sa cosa. Il termina non era proprio dei migliori visto che si può tradurre in “catorci”.

Per lo stesso motivo, Joe Breeze cercò di alleggerirla lavorando sulle geometrie. Nel 1977 realizzò un modello che pesava meno di 10kg, curato dal puto di vista delle tubazioni con leghe in acciaio leggere e resistenti.

Proprio in questo periodo, pieno di novità e cambiamenti che cambiarono la storia, nacque anche il termine mountain bike, attribuito a Charles Kelly, che si dice l’abbia sentito pronunciare da un meccanico (se è vero, povero meccanico che non ha mai ricevuto una menzione per questo).

Fischer, Kelly e Ritchey si uniscono in società per costruire questo tipo di biciclette, con la volontà di far diventare la propria passione lavoro, mentre Joe Breeze continuò da solo per la sua strada. Kelly e Fisher fondarono MountainBikes, la prima azienda specializzata nella realizzazione di questo tipo di biciclette. I telai erano costruiti da Tom Ritchey. Il primo modello costava 1300$ e ne furono venduti 160 esemplari nel primo anno.

Ritchey, Breeze, Kelly e Fischer
Ritchey, Breeze, Kelly e Fischer

Era il 1978, appena 2 anni dopo la prima edizione della Repack, e quella che era nata come una gara tra sbandati e fricchettoni giù per una montagna, è diventato un modo di vivere, un lifestyle che segna un distaccamento netto dal mondo più “nobile” della bici da strada.

La nomea di una bici che permetteva di sfrecciare sugli sterrati, cominciò a girare nell’ambiente, tanto che cominciarono ad arrivare aziende organizzate. Si sa: quando c’è odore di soldi, arrivano gli imprenditori. Nel 1981, Specialized (con la Stumpjumper) creava il primo modello di mountain bike prodotta industrialmente.

Specialized Stumpjumper 1981
Specialized Stumpjumper 1981

Questa forse è la data che sancisce l’inizio di un’era meno pionieristica ma più professionale. Negli Stati Uniti si sparse a macchia d’olio il fenomeno della mountain bike e arriva anche in Italia, nel 1985, con il termine di “Rampichino”, costruito dalla Cinelli. Gary Fisher fu il primo distributore negli USA delle mtb della casa italiana.

Cinelli Rampichino
Cinelli Rampichino (1985)

In Italia, prima degli anni ‘80, trovavamo le Saltafoss, prontamente uscite di scena con l’avvento delle mountain-bike. Ma cosa era una Saltafoss? Era una bici che sembrava una moto: sospensioni, gomme dentate, cambio, grandi parafanghi, numero di gara e finto serbatoio. Si poteva viaggiare in due visto l’ampio sedile. Il nome Saltafoss? Derivava dallo stile intrinseco della bici nel saltare i fossi, essendo all’epoca l’unica bici con caratteristiche idonee a permettere piccoli salti.

Da cui nacquero decine di imitazioni anche se il fondatore fu Giulio Ceriani nei lontani anni ’50. Prese una vecchia bici e la modificò nella sua officina: erano altri tempi, dove si seguivano le proprie passioni e, a fronte di inventiva e manualità, si poteva avere successo. Ceriani, che personalmente definisco il vero pioniere della MTB, negli anni ’80 vendette il marchio ad appassionati del settore per tornare a lavorare in concessionaria con i figli.

Bici saltafoss
Saltafoss originale anni ’70

Tornando alla Mountain Bike, ricordiamo che Mike Sinyard (patron di Specialized), iniziò la sua carriera importando parti di ricambio per bici dall’Europa ed in particolare dall’Italia (collaborando con Cinelli e Campagnolo). Sinyard ammirava il lavoro dei ricambisti e telaisti italiani, lavoro altamente di precisione e specializzato: da qui il nome “Specialized”, scelto per fondare la casa di Morgan Hill.

Specialized diede un impulso fondamentale al movimento essendo l’unica azienda in grado di sostenere economicamente il progeto su larga scala. Già nel 1982 (appena un anno dopo l’annuncio della Stumpjumper), si stimava che circolavano circa 15.000 mountain bike nei soli Stati Uniti.

Nel 1983 ci fu il fallimento dell’azienda ‘MountainBikes’ ed i 3 soci si sciolsero e crearono tutti una loro realtà. Fischer fondò un nuovo marchio: “Fisher Mountain Bikes”. Questo fu poi successivamente acquistato da Trek nel 1993. Fisher continuò a gestire il design ed il marketing, oltre a essere scopritore e mentore di nuovi talenti. Il più celebre fu la vincitrice della medaglia d’oro della mountain bike femminile alle olimpiadi del 1996 e 2000: Paola Pezzo.

Paola Pezzo Gary Fisher
Paola Pezzo con il Team Gary Fisher e la sua bici personailzzata dopo la vittoria alle Olimpiadi di Sidney 2000

Ritchey ha venduto i suoi telai rimanenti a una nuova società della British Columbia, chiamata Rocky Mountain Bicycles e, in questo periodo turbolento, Ritchey ha costruito la sua società di vendita e marketing, ha assunto un corridore professionista in pensione, Mike Neel, come suo venditore e ha creato Ritchey Design che conosciamo tutt’ora.

Kelly invece rimase nell’ambiente della mountain bike ma non più come produttore/commerciante di biciclette.

Negli anni 80 c’è un continuo miglioramento del prodotto fino ad arrivare, negli anni ’90, a produrre delle vere e proprie MTB, senza pensare a prodotti adattati dalla strada.

I sistemi di sospensione ancora erano agli inizi e, sinceramente, un pochino imbarazzanti pensando ai prodotti attuali. Ma all’epoca c’era quello: pensiamo ai primi sistemi di sospensione montati sull’attacco manubrio. Solo nei primi anni ’90 iniziarono a comparire sul mercato le prime forcelle ammortizzate, con delle corse dello stelo di pochissimi centimetri e prestazione che calavano vistosamente durante l’anno per via degli elastomeri.

Dall’anno 2000 si cominciò ad avere prodotti definibili moderni: arrivarono i freni a disco, il carbonio cominciò a diventare una scelta non più esclusiva sui telai e HONDA irruppe nel mondo Downhill (link) con la sua RN01, che portò delle innovazioni mai viste per l’epoca. Nell’aria c’era fermento e la mountain bike spiccò definitivamente il volo. La storia ora è presente.

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