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Superenduro: un anno per riflettere

Punta Ala | Pic. Nicola Damonte

Diciamocelo, per molti di noi l’annuncio di Superenduro di non organizzare nessun evento per il 2021 è stata sicuramente una brutta notizia. Da anni molti i rider impostano la loro stagione con i tempi scanditi dalle tappe del circuito più famoso ‘Italia. E’ un appuntamento che spesso va oltre la semplice prestazione agonistica, per diventare un modo di incontrare vecchi e nuovi amici, accomunati dalla malsana voglia di divertirsi faticando e qualche volta ruzzolare a terra.

Ho voluto sentire direttamente Enrico, per confrontarmi con lui sulle motivazioni della direzione intrapresa e gli argomenti che ha descritto a sostegno di questa dolorosa scelta sono più che condivisibili.

Superenduro di fatto si trova a metà strada fra i grandi eventi internazionali e quelli più a carattere locale.  E’ molto più complesso da organizzare rispetto ad una gara regionale, ma nello stesso tempo non può mettere in movimento le stesse energie di una kermes mondiale.

UNA PAUSA DI RIFELSSIONE

Ma questo stop può essere un momento di riflessione importante per il movimento agonistico. Quando tutto ebbe, inizio questo circuito era il cuore dell’enduro internazionale. Era stata una rivoluzione, non solo perchè le gare di enduro erano un formato nuovo, un’innovazione che di fatto riportava la MTB alle sue origini; Ma il vero stravolgimento era dal punto di vista mediatico. Chi come il sottoscritto aveva partecipato ai circuiti di xc e DH non aveva mai visto nulla di simile. Una svolta.

Per molti anni è stato il punto di riferimento dell’ambiente nazionale, un bene all’inizio ma forse un limite negli ultimi anni.

IL SALTO DI QUALITA’

Ho parlato di limite perché il circuito nazionale forse non si è accorto per tempo che Superenduro stava cambiando, che con l’avvento dell’ews era l’enduro che cambiava. Il mio circuito preferito restava affascinate e coinvolgente, ma chi aveva voglia di emergere e voleva costruirsi una professione attorno a questo mondo, come hanno fatto i Lupato brother’s, avrebbe dovuto guardare un po’ più in la. Il focus delle aziende e dei media non era più qui, ma nel fratello maggiore del nostro Superenduro, quell’ews che ha guadagnato una visibilità planetaria.

In questo senso questo stop potrebbe essere salutare, portando i rider più talentuosi e motivati a impostare la loro stagione sulle gare che realmente contano. In questo modo magari anche il nostro movimento potrebbe ricucire quel gap che negli anni si è creato e che solo in parte alcuni rider dal talento cristallino come Raimondi sono riusciti a colmare.

Ma Superneduro per molti è anche immagine e quindi consci d questa condizione, stanno già costruendo un progetto che cercherà di supportare i nostri ragazzi dal punto di vista dell’immagine durante gli eventi italiani dell’enduro word series. Progetto che noi di 365 condividiamo profondamente e a cui stiamo valutando come contribuire.

Ma anche in questo senso il mondo è radicalmente cambiato negli ultimi anni, quando Superenduro nacque le riviste erano ancora cartacee e la nostra, con Marzio Bardi, era tra i fondatori del circuito. ora i network sono quasi solo on line e stiamo vivendo una seconda rivoluzione digitale, dove la componente video acquista maggiore rilievo anche nel nostro settore.

Questo per dire cosa?Per dare uno spunto di riflessione per quei ragazzi che, orfani di Superneduro, non riescono a promuovere se stessi. La via è già stata tracciata, certo è impegnativa, è necessario riprogrammare molti degli schemi con cui hanno girato i pedali fino ad ora, ma c’è un anno per reinventare anche questo elemento.

Quindi alla fine questa pausa, sicuramente dolorosa soprattutto dal punto di vista dei legami di amicizia e della condivisione di momenti unici, potrà portare con se anche elementi di rinnovamento, che se ben sfruttati permetteranno al nostro piccolo circo colorato di crescere, maturare e spiccare il volo.

Ma che sia solo una breve pausa…capito Enrico? Non fare scherzi!!

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