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Parliamo del Mottarone: per gli amici ‘il motta’

Fra il lago Maggiore, il lago d’Orta e il piccolo lago di Mergozzo c’è una montagna che ha fatto la storia dei biker un po’ attempati come il sottoscritto; si chiama Mottarone, ha legato le sue vicende alla storia e alla crescita di questo sport fin dagli albori, ma nella primavera scorsa è stata teatro di un evento drammatico di enorme gravità, con la caduta di una delle sue funivie.

Oltre ad una serie di eventi che hanno avuto come focus il sostegno al piccolo Eitan, unico superstite di questo dramma, è in atto una campagna atta a contribuire a promuovere questo angolo di Piemonte che ha bisogno di rinascere. Per me il Mottarone è il parco giochi dietro casa ( mentre scrivo sto pensando a quale trail dei lupi del Cornaggia farò dopo),  quindi ho ritenuto doveroso contribuire con qualche pensiero

IL MOTTARONE E LA MTB, UN ESCURSIONE LUNGA UNA VITA

Incastonato fra il lago Maggiore, quello di Mergozzo e quello d’Orta c’è un diamante nascosto, ogni tanto qualcuno gli da una leggera spolverata, ma nessuno è ancora riuscito a mostrarlo in tutto il suo valore, questo diamante si chiama Mottarone.

UN PO’ DI STORIA

Il legame fra le ruote grasse e la nostra montagna ha origini lontane, nasce con l’avvento della MTB, che all’epoca veniva chiamata rampichino, attraversando a fasi alterne la storia di questo sport.

Il connubio prese forma per la prima volta nel 1992, quando a Stresa si organizzò una tappa degli internazionali d’Italia di Downhill. La natura del luogo, uniti alla presenza di una cabinovia, hanno da subito focalizzato l’attenzione degli appassionati; persone che all’epoca erano viste come dei folli pionieri di una disciplina che, con il tempo, è  divenuta in tutto il mondo un punto di riferimento delle attività adrenaliniche. Grazie alla risalita a fune aperta in tutte le stagioni, nei primi anni 90 il Mottarone divenne la località prescelta da molti atleti internazionali per gli allenamenti in vista della stagione di gare. Un luogo che già allora permetteva di scegliere quali trail fare e aveva nelle sue discese una varietà di condizioni che facevano la gioia dei frequentatori.

Abbandonata l’organizzazione di questo evento i trail del Mottarone vennero parzialmente dimenticati fino ai primi anni del nuovo millennio, quando Luca Masserini, detto Luca il pazzo, tolse il velo di polvere, felci ed erbacce da questi sentieri. Luca era redattore di Tutto mountain bike, rivista che all’epoca era il riferimento per il settore,  grazie anche a questa vetrina privilegiata riuscì a dare nuova vita ai pendii stresiani. Dopo la fase pionieristica dei 90, il nuovo millennio portava con se una seconda ondata di novità; questi erano gli anni della nascita del free ride, attitudine mutuata dallo snow board, che privilegiava l’aspetto ludico rispetto agli standard agonistici. Furono anni intensi, nascevano nuovi sentieri, linee segrete, passerelle e salti improponibili realizzati dai fratelli Aleotti e un fermento un po’ anarchico che portò il Mottarone ad essere visto come uno dei punti di riferimento del settore. Erano molti i rider che sentendo parlare di questa località e della sua funivia venivano sul lago Maggiore da diversi paesi europei.

Legata  a questa nuova attitudine dove il divertimento era il focus degli appassionati, iniziavano a sorgere in tutta Europa i  primi bike park. Molte località intuirono il potenziale della MTB dal punto di vista turistico e iniziarono, prima timidamente e poi sempre con maggiore convinzione, a investire in questa disciplina. Da questo punto di vista la nostra montagna aveva tutte le carte in regola per emergere, località che oggi contano decine di miglia di passaggi annui erano all’epoca anni luce indietro rispetto a noi. Va detto che queste energie positive non trovarono appoggio nella politica locale, troppo distratta e lontana dalla vita reale per comprendere il potenziale turistico che stava nascendo attorno al  vecchio rampichino e la forza attrattiva che il Mottarone era in grado di generare .

Dopo questa seconda rinascita il Mottarone tornò nel suo letargo.

 E’ degli ultimi anni, con l’avvento dell’all mountain e di un’ulteriore maturazione del settore turistico a due ruote,  che i sentieri sono stati riscoperti. Il focus non è più solo Stresa e la sua ex funivia, che ha sempre mal digerito la presenza delle bici; ma ha rinascere sono soprattutto i sentieri dei pendii più bassi. I lupi del Cornaggia, le Volpi d’Invorio e i cips sono tre delle associazioni che, armate di attrezzi, hanno dato nuova vita a sentieri abbandonati, creando un nuovo rinascimento che ha sede nell’alto Vergante, dove un numero sempre maggiore di appassionati, si ritrovano in particolar  modo a Colazza e decidono di andare alla scoperta dei suoi pendii. Questi sentieri avevano già conosciuto in passato le ruote artigliate delle MTB, infatti a cavallo dei due secoli un altro evento aveva acceso i riflettori sul nostro territorio; la gran fondo del Mottarone era riuscita a mostrare che il Mottarone aveva le carte in regola per accogliere anche il settore escursionistico. Le tre montagnette, l’americano, e tutta le rete sentieristica che abbraccia la dorsale che sovrasta il lago Maggiore è un palcoscenico ideale per chi vuole vivere la natura a due ruote. 

Sull’onda di questa nuova spinta, altri appassionati hanno intrapreso la stessa via anche sulla sponda cusiana,  sono sorte così alcune discese come la Rana e al Scaletta nei pressi di Ameno e Pisogno, qualche anno fa è nato il Bogianchini, trail infinito che dalla vetta porta all’abitato di Agrano e infine pochi mesi fa è stato inaugurato un sentiero dedicato all’amico Maurizio, che partendo dalla località tre alberi accompagna i ciclo-escursionisti fino a Omegna. 

In diverse occasioni si è parlato di mettere in rete questi km di sentieri, di creare così una bike arena unica, capace di competere con le realtà più blasonate del settore. L’augurio è che questa speranza si tramuti in realtà,  per far si che questo diamante nascosto possa  mostrarsi in tutto il suo splendore. Intanto, noi appassionati continuiamo a vivere i sui  sentieri, restando meravigliati della bellezza che sa regalare ad ogni colpo di pedale

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