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La dove osano le Aquile

Speso le immagine legate al nostro sport narrano di viaggi epici, di posti meravigliosi dove raidare all’infinito su trail costruiti da madre natura proprio per noi biker. A volte questi luoghi sono in continenti lontani, posti esotici che esistono solo nelle immagini e nei pensieri di tutti noi. La realtà invece è che viviamo nello spot per eccellenza di ogni biker, solo che spesso non lo sappiamo. Oggi parleremo proprio di uno di questi posti. Torniamo in Valle d’Aosta, partiamo da Chatillon e ci dirigiamo verso il colle di Nanaz, 2770 mt, incastrato tra il monte Rosa e il Cervino. Una salita lunga, che può essere spezzata con l’aiuto del pullman di linea che carica le bici e dalla funivia che da Bousson porta direttamente a Chamois, piccolo paese di cui abbiamo più volte parlato. Decidiamo di pedalare fino alla partenza della funicolare, farci aiutare per questo tratto e poi ripartire. Diciamo che c’è un bel dislivello davanti a noi, ma il tempo è splendido, la compagnia ottima e quindi nulla ci può fermare.

Saliamo lungo la strada che porta a Cervinia, fra deviazioni su sentieri e borghi montani arriviamo alla partenza della funivia che ci porterà ai 1800 mt circa del borgo di Chamois. 

un po’ di acqua fresca nella piazza di Chamois

Si sale, breve sosta nella piazzetta del paese per riempire la borraccia e fare il pieno di aria frizzante. La salita è lunga, tratti ripidi si alternano a brevi falsi piani, il lago di Lot viene attraversato e si continua a salire. Oggi il Cervino ha deciso di farci dei dispetti, cielo terso ma l’unica nuvola è proprio sulla vetta.

si sale verso il colle di Nanaz
un ‘fresco? Portage

Continua la salita, il colle di Nanaz è nascosto da guglie e altre montagne, ma è la, in alto. Guardo l’altimetro e indica 2500 mt, vuol dire che mancano meno di 300mt alla vetta, però la montagna va presa con cautela, infatti il dislivello può essere raccolto tutto in un solo strappo o spalmato su sali e scendi e lunghi pianori.

il panorama è di quelli importanti

Nel nostro caso è proprio così, quindi si sale facendo anche un po’ di portage, poi si scende, poi si va in piano e infine si sale. Finalmente in vetta. La vista è importante, davanti a noi i ghiacciai del massiccio del Monte Rosa si mostrano nella loro imponenza.

Anche visti da lontano incutono sempre un po’ di timore reverenziale, sarà la suggestione dei racconti di alta montagna, oppure il silenzio che li circonda, ma il tempo si blocca nell’osservarli. E’ il vento a riportarmi alla normalità, qui è veramente forte, ma è sufficiente spostarsi di pochi metri per riuscire a trovare un riparo e mangiare così un panino con la bresaola. In montagna tutto ha un altro sapore, vi sarà senz’altro capitatovi di fermarvi in un rifugio a mangiare pane e salame, sarà la fatica, la quota o non so cosa, ma quel panino non è mai stato così gustoso.

Mentre ci riprendiamo osserviamo il panorama, aspettando che le nuvole si spostino per riuscire a fotografare il Rosa nella sua interezza si chiacchiera di bici, di gare e un po’ di tutto quello che ci passa per la mente. Lo sport è un ottimo veicolo comunicativo, aiuta a superare diffidenza e barriere, non che con Fausto ce ne sia bisogno, ma anche quando ti trovi con estranei capita spesso di creare subito un buon feeling, la condivisione di una passione e di uno sforzo crea quella utile empatia.

Bene, dopo il momento filosofico è ora di ripartire, un nevaio ci separa dalla discesa, un passo due passi, tre passi e si sprofonda fino al ginocchio. Capisco così che bisogna procedere cauti. Finisce la neve, un tratto molto esposto che consiglia prudenza e bici a mano e poi si parte, una discesa in cresta che taglia tutta la montagna ci fa scendere veloci e sorridenti, c’è un rifugio ad attenderci alla fine di questo primo tatto, ora chiuso ma a luglio e agosto qui polenta e fontina non mancano mai.

Da lì la montagna davanti a noi, quella che abbiamo appena disceso, si mostra in tutta la sua maestosità, quando ci sei dentro vedi solo il sentiero e i metri attorno a te, ma quando ti fermi a rimirarla ti accorgi di quanto sei piccolo e fragile dinnanzi a lei. Un attimo di contemplazione e via, sentiero di montagna significa ritmo spezzato, improvvisazione e un continuo ricercare il flou, trovarlo, perderlo e trovarlo, una bella sfida che entusiasma. Torrenti che ti sfiorano e sfidano ad aumentare il passo, ponticelli alpini, qui c’è tutto il pacchetto completo che cerchi in montagna, mancano solo le caprette che ti fanno ciao e poi il quadro sarebbe perfetto.

Il tratto di discesa è più scorrevole, dopo questo entusiasmante single track si transita sui rue, costruzioni che i valligiani hanno realizzato nel medio evo e oltre per portare l’acqua dei ghiacciai fino a valle, sentieri ben tenuti con una pendenza minima e costante, gallerie realizzate con fatica e sacrificio, in questo modo facciamo almeno una trentina di km negativi fino ad ritornare a Chatillon. Un bellissimo giro, 70 e più km, 2200 e più metri di dislivello positivo e altrettanti di negativo, due dei più importanti massicci europei che ci fanno da guardiani severi e centinaia di spunti, emozioni e pensieri che la montagna aiuta a creare. Un giro da fare con le guide locali, le deviazioni sono molte, la possibilità di perdersi è sempre in agguato, quindi se non conoscete bene la zona affidatevi a chi invece qui ci vive, vi divertirete di più e riuscirete a conoscere meglio questa parte di valle d’Aosta.

Note escursione:

Distanza 71 km

Dislivello 2200 mt

Funivia: orari sul sito del come di Chamois

Pullman: Chatillon

Noleggio bici: Rosas bike Saint Vincent

Informazioni tour e guide: ufficio del turismo Saint Vincent

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