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Dainese

Editoriali

Il Rustick e la Maxi di Varazze

Maxi Avalanche Varazze

Il Rustick e La Maxi Avalanche di Varazze

Fra una giornata in ufficio e una da speaker sono riuscito a dedicarmi a una delle mie più grandi passioni, ossia partecipare a una gara di Downhill Marathon con partenza di massa….

Questa volta mi trovavo in una delle location più belle d’Italia per gli amanti del gravity,Varazze, in cui si è svolta la prima edizione della Maxi Avalanche Varazze, gara con lo spirito amatoriale ma con un percorso in grado di mettere a dura prova anche gli atleti più allenati tra cui il grande ospite Gusti Wildhaber che vanta un curriculum ricco di podi internazionali in questa disciplina.

Ritrovo e partenza

In questa gara la partenza non era tradizionale sulla bici, ma bensì, i mezzi venivano posizionati per terra nelle rispettive linee, nel mio caso “ultima linea” e gli atleti dovevano posizionarsi una cinquantina di metri dietro l’ultima fila per poi scattare come delle molle per recuperare le bici e lanciarsi a rotta di collo in un sentiero tecnico, fisico adrenalinico ma anche bagnato.

La gara

Quando ho sentito lo speaker annunciare il countdown  5 4 3 2 1 mi si è totalmente spento il cervello con la sola voglia di dare il massimo e lottare per un buon risultato.

Al momento del via ho iniziato a correre come un matto ma purtroppo le mie doti da centometrista non erano delle migliori e così mi ritrovo in ottava posizione dopo essere saltato sulla bici in puro stile fantozziano ma con la tecnica pacata di un ex ciclocrossista.

I primi cinquecento metri erano molto veloci studiati appositamente per permettere sorpassi e infatti sulla mia destra vedo Luca guglielmucci saltare via come una gazzella, sorpassarmi prima di immettersi nel lunghissimo single trail “da vero freeride old school” che ho percorso in circa 20 minuti.

Era un sentiero lento, tecnico, stracolmo di rocce naturali smosse e fisse ancora viscide dalla pioggia caduta nei giorni precedenti alla gara, rendendo così la competizione ancora più dura, adrenalinica e interessante. ( per i frequentatori di varazze il sentiero di cui parlo era il 626)

La tecnica del Rustick…

Su queste condizioni ho utilizzato l’esperienza e la prudenza, scendendo senza provocare danni al mezzo ne tanto meno cadere, una strategia che ha portato i suoi frutti iniziando così la mia personale rimonta…

Inizio con il superare il mio idolo, Ugo Cattaneo che si trovava proprio davanti a me quando si impunta su una roccia che non aveva visto e così si immedesima in un backflip spettacolare, fra il mio stupore scoppio a ridere continuando la mia manche col sorriso ripensando al gesto artistico proposto dal buon Ugo.

Mentre mi divertivo come un matto trovo per strada altri atleti che mi precedevano come Lorenzo Oda che ha rotto il filo del cambio e Mattia Zunino che ha bucato… attualmente mi trovo nella top 5 un risultato che mi gasava visto che davanti c’erano due svizzeri fortissimi e Guglielmucci che è uno degli enduristi più veloci d’Italia…

Dopo più di venti minuti in mezzo alle pietre sbuco su una strada asfaltata, finalmente potevo dare riposo alle mie braccia, mi volto per controllare il mio vantaggio sugli inseguitori  e dietro di me sento la pressione di quella vecchia volpe di Ugo che nella caduta non si è fatto niente ed è ripartito più incattivito di prima…

Siamo a oltre venti minuti di gara quando sbuchiamo su una strada che ci avrebbe dovuto portare su un tratto in cui bisognava pedalare per circa 15 minuti tra falsopiano guidato e strappi in salita prima di affrontare l’ultima divertentissima discesa fino a Varazze sul sentiero chiamato hard rock conosciuto anche come ps1 del Superenduro 2016.

Dove c’è Rustick c’è avventura assicurata…

Ed è qui che nasce l’avventura più simpatica del 2019 per me Ugo, ma anche per Gusti che era primo ma anche per altri atleti…

Purtroppo ad un bivio una fettuccia è volata via con il vento e noi abbiamo imboccato la pista sbagliata finendo nel comune di Cogoleto a 5 km da Varazze dove era previsto l’arrivo della gara…

Ma volete sapere la cosa divertente? Io e Ugo continuavamo a battagliare incoscienti di essere sul sentiero sbagliato e mentre lui mi urlava in dialetto bresciano (dai Rustick pota vai vai spingi), io ridevo per il suo accento ma allo stesso tempo provavo confusione in quanto non avevo mai visto quei posti e dunque com’è possibile che hanno cambiato il percorso a metà senza avvisare?

?

Vabbè arriviamo a Cogoleto, io oramai avevo capito che avevamo sbagliato, ma Ugo voleva comunque andare alla ricerca dell’arrivo convinto fossimo ancora in gara e in quei momenti ero un mix di emozioni, rabbia agonistica per non aver concluso la gara, ma anche un sacco di divertimento a pensare a cosa è successo, neanche nei film comici si trovano un Piemontese e un Bresciano dispersi in Liguria alla ricerca di un traguardo

Poco male la mia gara è finita così con tanti pensieri sul futuro di questo sport…

Considerazioni sull’evento

La mia prima considerazione è dedicata a Varazze Mtb due ragazzi che ho conosciuto e che hanno messo anima, corpo e cuore per creare un evento “fighissimo” per gli amanti della disciplina, i sentieri erano perfetti, fra i più belli e tecnici che ho mai percorso, secondo me anche più bello dell’Ile de La Reunion.

La location è da paura, Varazze, ben organizzata con i furgoni, mare, spiaggia, aperitivi, tantissimi sentieri, ambiente friendly e sopratutto trovatemi voi due ragazzi che a vent’anni si fanno il mazzo per organizzare una manifestazione che porta turismo alla località e divertimento al rider e hanno creduto in una disciplina che in Italia pochi considerano seppur a mio avviso è la vera essenza della mountain bike lunghe discese tecniche e fisiche con battaglie di strategie e contatto fisico! Rock n roll

Però quest’esperienza della fettuccia mi auguro che sia da lezione per il prossimo anno, che secondo me uscirà un evento spaziale…

Considerazione personale

Adoro questi eventi dove si vedono i veri rider capaci a mollare in discesa, capaci a pedalare, furbi a superare e capaci di non cadere o rompere.

Sono stato felice di passare due giorni al mare nell’ambiente in cui amo stare che è quello del Gravity

P, capaci a pedalare, furbi a superare e capaci di non cadere o rompere.

Sono stato felice di passare due giorni al mare nell’ambiente in cui amo stare.

Diario del Rustick: la mia vita da avventuriero professionista continua…

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