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Test Bike

Test Pedroni Lion DH

pedroni lion dh mezzari

La Lion, nasce dalle esigenze dei piloti sui campi di gara downhill. Giunta alla sua terza generazione beneficia di numerose migliorie che non snaturano il concetto originario di bici nata per gareggiare. Questo test ci ha però restituito sensazioni di guida inaspettate… scopriamole assieme.

Il costruttore emiliano Pedronicycles festeggia quest’anno i venti anni di storia del marchio. Pedroni iniziò nel 1998 a produrre un ristretto numero di mtb downhill per soddisfare le esigenze corsaiole del team. Da allora, l’azienda ha subito una profonda evoluzione, grazie anche all’inserimento di Federico da Ducati Corse e Massimo, ed oggi produce una gamma di mountainbike che vanno dal trail al downhill, fino alla pedalata assistita. Progettazione, calcolo stress dei componenti, realizzazione dime, assemblaggio e saldatura tubazioni in alluminio, assemblaggio biciclette e persino verniciatura vengono realizzati all’interno dell’azienda. La lavorazione del carbonio e la stratificazione delle pelli con la tecnica monoscocca vengono eseguite anch’esse da aziende specializzate emiliane e romagnole… possiamo quindi affermare che le mtb Pedroni sono davvero fatte in Italia.

Prezzo € 4.325,00
Peso (senza pedali) 17,350 kg
Sito ufficiale: http://www.pedronicycles.com

CARATTERISTICHE

Come tutti i telai Pedronicycles, anche questo Lion è interamente progettato e costruito in Italia. Le tubazioni sono in allumino Dedacciai prodotte su specifiche Pedroni. Per il triangolo anteriore è stato utilizzato l’alluminio Al 7005 mentre i tubi del carro posteriore sono in Al 7020, la lega saldabile con le migliori proprietà meccaniche in assoluto, come anche le piastre e i particolari saldabili lavorati cnc. Le bielle e i perni sono invece realizzati in Ergal55. Tutti i cuscinetti sono sigillati e i più esposti hanno tenute a triplo labbro che garantiscono una grande longevità rispetto alle boccole o ai comuni cuscinetti. Come sistema di sospensione posteriore troviamo un monocross assistito da leveraggi. Grazie a un doppio foro di ancoraggio dell’ammortizzatore sul telaio, il rider ha la possibilità di scegliere tra due curve di compressione differenti che non modificano le geometrie della Lion ma ne cambiano le caratteristiche di guida. Il passaggio interno dei cavi, soluzione non comune per un telaio in alluminio, rende le linee del triangolo principale esteticamente più pulite e filanti.

REGOLAZIONI – Le regolazioni idrauliche prevedono due ghiere per le basse velocità in compressione e in ritorno

VERSIONI E COMPONENTI

La Lion viene proposta in due versioni kit telaio, senza ammortizzatore a 2.090 euro e con ammortizzatore RS Vivid Coil R2C a 2.530 euro, e due versioni “bici completa”, Mountainbike 01 e Mountainbike 02. L’allestimento 01, quello da noi provato in taglia M, viene proposto al prezzo di 4.325 euro con forcella Rock Shox Boxxer RC a molla mentre l’allestimento 02, dotato di forcella Rock Shox Boxxer World Cup Solo Air, costa 4.895 euro. Entrambi gli allestimenti sono equipaggiati con trasmissione Sram GX a 10 velocità, pedivelle Truvativ Descendant DH 165mm, freni Formula Cura a 2 pistoni, ruote assemblate con mozzi Boone e cerchi DT Swiss o SunRinglè e componenti Sixpack. Come optional troviamo molteplici possibilità di personalizzazione colori e grafiche, dagli adesivi alle verniciature su misura che vengono realizzate all’interno dello stabilimento.

GEOMETRIA

La Lion in test è una taglia M. Le geometrie sono compatte e un pò “old school”, a partire dalle quote di interasse e reach, rispettivamente 1218mm e 429mm, non eccessivamente lunghe. Abbiamo lasciato l’attacco manubrio a 50mm, pur potendo ridurlo a 45mm tramite le asole di fissaggio, poichè la posizione si è dimostrata congeniale già dalla prova a secco. Il carro posteriore misura 438mm e contribuisce al mantenimento della compattezza generale del mezzo che si traduce, almeno dal punto di vista teorico, in maggior maneggevolezza alla guida. L’angolo sterzo di 63° è da pura downhill.

Taglie S, M (in test), L, XL
Angolo sterzo 63°
Tubo verticale CF 382mm
Tubo di sterzo 110mm
Carro posteriore 438mm
Interasse 1218mm
Altezza movimento centrale 348mm
Reach 429mm
Stack 584mm

IL RESPONSO DEL TEST

Il monocross (o sigle pivot) assistito realizzato da Pedronicycles dona alla Lion un feeling di guida immediato, ecco la caratteristica inaspettata di cui avevamo accennato in premessa. Grazie all’elevata capacità di comunicare al pilota il comportamento della ruota posteriore, la Lion fa sentire a proprio agio il pilota già dal primo utilizzo. Questa “sincerità”, atipica per un monocross, è dovuta allo studio dei leveraggi che modificano di fatto la curva di compressione che si tramuta nell’anima e nel comportamento del telaio in pista. Abbiamo iniziato il test con l’ammortizzatore posizionato sull’ancoraggio anteriore del telaio. Con questa configurazione, la Lion risulta piuttosto reattiva e diventa capace di generare grandi accelerazioni in uscita di curva e di guadagnare velocità molto facilmente su ogni avvallamento che il sentiero presenta. Nella curva di compressione di questo impostazione si genera una “culla” regressiva iniziale che garantisce grande comfort e trazione nelle pietraie e nelle piste particolarmente scavate.

CURVA DI COMPRESSIONE VARIABILE – Grazie al doppio foro di ancoraggio dell’ammortizzatore sul telaio si posso scegliere due diversi settaggi, con conseguenti cambiamenti nel comportamento del retrotreno, della sospensione posteriore senza modificare le geometrie

La seconda parte di compressione diventa decisamente progressiva in modo che il telaio riesca ad assorbire asperità di tipo medio/grande e gestire i finecorsa. Una volta spostato l’ammortizzatore sul foro più arretrato, la Lion cambia carattere e diventa il mezzo ideale per affrontare le piste più ripide, nelle quali il retrotreno è ovviamente più scarico e la sospensione necessita di maggior sensibilità nella prima parte di curva. Per contro, si ottiene una maggior progressività del sistema per gestire le grandi compressioni che si generano nei cambi di pendenza tipici dei tracciati più ripidi. Il foro più arretrato risulta inoltre adatto per abbinare la Lion ad ammortizzatori che lavorano a basse pressioni. Per il nostro stile di guida e, per i tracciati percorsi durante il test, noi abbiamo preferito l’impostazione avanzata dell’ammortizzatore, quella più reattiva, ma, la cosa interessante di questa Lion, è che il settaggio si può modificare rapidamente, con una chiave a brugola da 6mm, in base al tracciato o, perché no, all’umore di giornata.

CUSCINETTI A SCHERMATURA SPECIALE – I cuscinetti più esposti hanno tenute a triplo labbro che garantiscono maggior longevità rispetto alle boccole e ai comuni cuscinetti

In entrambe le configurazioni, la Lion è risultata comunque intuitiva, rigida e precisa, di facile gestione nei salti o nel prendere e mantenere le linee più difficili su pietraie o contro-pendenze. Come molte downhill, il massimo delle prestazioni della Lion si possono ottenere con una guida bassa e aggressiva, caricata sull’anteriore, cosa che è facilitata dal reach compatto che permette di limitare eccessivi sbilanciamenti. La geometria e il lavoro della sospensione trasmettono confidenza e sicurezza nel “pompare” le curve e le asperità del terreno per sfruttarne appieno le doti di grande accelerazione. I cambi di direzione sono repentini grazie alla reattività e grazie anche alle masse posizionate il più in basso possibile (vedasi l’ammortizzatore incastonato nella culla del tubo piantone appena sopra il movimento centrale), tanto che in alcuni frangenti quasi si dimentica di essere in sella ad una dh. Concludendo, non finiremo mai di fare il tifo per i pochi e piccoli telaisti italiani che ancor oggi, nonostante tutto, perseverano nel difficile obbiettivo di far sopravvivere la grande tradizione dell’artigianato telaistico italiano che da sempre esprime picchi di qualità planetaria. Se poi i risultati in termini di prestazioni e piacevolezza di guida, sono quelli della Pedroni Lion… che dire, viva il made in Italy!

PASSAGGIO CAVI INTERNO – Il passaggio dei cavi è interno e scorre lungo il tubo obliquo… fatto quantomeno insolito per un telaio in alluminio

Peso (senza pedali) 17,350 kg
Ammortizzatore ROCK SHOX Vivid Coil R2C 240×76
Forcella ROCK SHOX Boxxer RC Coil 27.5 200mm
Serie sterzo FSA Orbit Z 1” 1/8
Cambio posteriore SRAM GX Type 2.1 short cage, X-Actuation
Comandi SRAM Trigger GX 10-Speed X-Actuation
Guarnitura TRUVATIV Descendant DH b165mm 34T Direct Mount
Guidacatena FSA Grid ISCG05 34/38T
Cassetta SRAM X-Glide 1030 10-Speed 11-28T
Freni FORMULA Cura 2 pistons 24mm, 203mm, 6 fori
Cerchi SUN RINGLE’ Helix TR29, canale int. 26mm, 32H
Mozzi BOONE Components Extralight DH 20X110/12X150
Raggi SAPIM Acciaio Aisi 32/32
Gomme SCHWALBE Magic Mary 27.5×2.35 Supergravity
Attacco SIXPACK Kamikaze Direct Mount 45/50mm
Manubrio SIXPACK Kamikaze 780mm 31,8, rise 20, back 8° up 4°
Reggisella SIXPACK Menace 31,6
Sella ARTESELLE Dakar Black Pedronicycles
Colore Black/Red


Verdetto

NATA PER CORRERE
La Pedroni Lion è il risultato di vent’anni di esperienza e feedback degli atleti nelle gare downhill. Com’è logico aspettarsi, è una bici che richiede forza, tecnica e velocità. Pur essendo una mtb da competizione è comunque piuttosto intuitiva e facile da guidare, mette a proprio agio il pilota sin dal primo utilizzo e infonde grande sicurezza anche nelle manovre più estreme.

+
• Intuitività e facilità nel trovare immediato feeling di guida
• Telaio rigido e reattivo
• Cinematica posteriore “sincera” e dalle elevate prestazioni
• Freni molto potenti, adeguati alle velocità e sollecitazioni del downhill
• Il tubo sterzo da 1” 1/8 non conico potrebbe limitare la compatibilità con alcune forcelle in commercio

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