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Raggi X

Andiamo a conoscere la Öhlins RXF 36

ohlins rxf

NOVITÀ 2018:
ÖHLINS PRESENTA
LA RFX 36 ANCHE
PER IL FORMATO 27,5”
E MOLTI DI VOI
PENSERANNO:
“ERA ORA!”.
MODELLO AD ARIA
PER MOZZI BOOST
CON UNA SEZIONE
MASSIMA AMMESSA
DI 2,8”. VERSIONI CON
ESCURSIONE DA
140MM A 170MM.

La RFX 36 è la forcella da enduro di Öhlins, disponibile ora sia in 29” che 27,5”. Il funzionamento è ad aria anche se (altra novità 2018) è la presentazione del modello a molla: l’RXF 36 Coil, ma per questa chicca vi diamo appuntamento per i prossimi numeri.

Questo “ritardo” di formato, è dovuto al fatto che Ohlins collabora in primis con Specialized e la priorità è stata creare una forcella 29” da enduro competitiva, montata poi sulla Enduro della casa Americana. Sempre tecnologia TTX (Twin Tube), che mantiene separata la compressione dal ritorno grazie alla separazione dei flussi dell’olio con due tubi separati, con la particolarità di avere una camera ad hoc che permette di regolarne esternamente la progressività nella parte finale della corsa (senza dover andare a inserire token all’interno del fodero).

Compatibilità solo con mozzi Boost e regolazione delle basse velocità (LSC-15 click, ghiera blu), alte velocità (HSC-5 click, ghiera nera) e ritorno (15 click). Le regolazioni sono molto precise e fini: sia al ritorno sia alle basse, ci sono 15 click che sono ben sfruttabili, a differenza di altri marchi dove gli estremi sono difficilmente utilizzabili (ad esempio il ritorno tutto lento) e che possono portare ad avere una forcella non utilizzabile dignitosamente in caso di settaggio errato. Sullo stelo sinistro troviamo le 2 ghiere per le basse e alte velocità. Il pomello nero (alte velocità), se girato tutto da lato di chiusura, è usato per rendere la forcella ferma quando si sale.

Non è una chiusura totale come altri modelli ma comunque è efficace. Sullo stelo destro troviamo invece la classica valvola per immettere aria nella camera positiva mentre in basso trova spazio un’altra valvola che serve per gonfiare un’ulteriore camera che serve per rendere più o meno progressiva la nostra Ohlins. Non è da confondere con la camera negativa, la quale è presente ma si “autotara” essendo comunicante con la positiva. Quindi questa camera è separata e ha la “sola” funzione di regolare la progressività della parte finale della corsa: più aria si inserisce più aumenta la resistenza ai fondo corsa. Uno dei punti di forza della RXF 36 è proprio il fatto che, con un minimo di pazienza e sensibilità, si riesce veramente a fare un lavoro ben fatto, senza dover rivolgersi a centri sospensioni per trovare una “quadra”. Dico pazienza perché per tarare bene una sospensione, specie se dotata di regolazione alle alte e basse velocità, richiede sensibilità e varie discese di test per trovare il miglior settaggio.

RESPONSO DEL TEST

Abbiamo testato la nuova Öhins RFX 36 sulla Cannondale Jekyll ma ha fatto anche un’apparizione sulla Yeti SB5. La rigidità e il peso si attesta sulle sue dirette concorrenti, vale a dire la Fox 36 e la RockShox Lyric: si tratta di una forcella da enduro con steli da 36mm che permettono di avere un avantreno rigido e preciso. Il peso è di 2087gr. La possibilità poi di tararsela come si vuole, permette di renderla docile come un agnellino (riducendo l’aria nella camera per la progressività) o pronta per affrontare i fondo corsa più ignoranti! La sensazione piacevole della nuova RXF è la mancanza di vuoti in tutta la corsa, si presenta sostenuta da inizio alla fine, il ritorno non inficia sulla compressione e, neanche modificando l’aria nella camera della progressività, scombina i parametri nella prima parte di corsa. Una forcella dove ogni setting lavora nel pieno delle sue funzionalità senza “intralciare” gli altri. Si discosta da molti prodotti per la sua “pienezza”: anche nei primi mm di corsa si sente che sostiene molto e non fa perdere millimetri di corsa inutilmente per poi arrivare magari a murare. Già la base di partenza è una curva di compressione sostenuta, dove noi possiamo rendere l’ultima parte più progressiva (o meno) grazie alla relativa camera di cui parlavamo prima (sotto allo stelo destro).

Nei tratti ripidi si tratta di un prodotto d’eccellenza: il fatto di non perdere facilmente millimetri di corsa, aiuta a preservare le geometrie corrette della bici e a guidare in modo aggressivo dove, nel caso usassimo un prodotto non così tecnico, ripiegheremo su un atteggiamento difensivo. Con l’ottima idraulica della forcella, la tecnologia TTX e la camera per la progressività, si riesce ad accontentare sia il super PRO che l’amatore, si riesce a creare una forcella che assorbe bene i piccoli urti ma non vada in fondo corsa. In altri prodotti, si scegli di accontentare di più il biker agonista (con più progressività) o il biker medio (con una curva di compressione più lineare), qui invece riusciamo a crearci una forcella già ottima senza bisogno di metterci mano o sfilare cartucce. Nei salti, sia in fase di “pompo” sia in atterraggio, è molto stabile grazie all’ottimo supporto che non presenta “vuoti” nella sua corsa. In salita, una volta chiusa la ghiera, la si pedala bene: non è un blocco totale ma non è per nulla fastidioso e, nei tratti in saliti tecnici, è un blocco ideale. La leva è comoda e facile da azionare. Il peso, come detto, si attesta sul valore delle dirette concorrenti (Lyrik e Fox 36 in primi) e anche il prezzo di listino. Rockshox e Fox, giusto per fare 2 esempi, hanno il vantaggio di essere montate su molte bici come primo montaggio e quindi capita spesso di trovare, nel web o nei negozi, prezzi molto vantaggiosi, a differenza di Ohlins che, al momento, pratica il prezzo di listino. Quindi ecco perchè all’atto pratico la Ohlins RXF sembra più cara. Vale la pena fare questo upgrade? Se abbiamo la possibilità sì, è difficile rimanere delusi da un simile prodotto, vista anche la possibilità di riuscire a tararsela in base alle proprie esigenze. Dopo un paio di discese test, troveremo sicuramente un feeling perfetto (e il sorriso) grazie a questa forcella .

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