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Editoriali

Ti piace vincere facile? Editoriale di Giovanna Bonazzi

Giovanna Bonazzi, campionessa del Mondo 1991 e 1993, è tornata iridata nel 2016 alla Dh Uci Mountain Bike Masters World Championship Commezzadura Val di Sole categoria femminile 50-55. “Per rimettersi in gioco a 50 anni – ha detto – dopo 17 anni di inattività su un percorso come quello della Val di Sole, il più duro del circuito, bisogna davvero essere un po’ matte”.

CERTO, A PRIMA VISTA POTREBBE SEMBRARE SEMPLICE: SOLO DUE PARTECIPANTI. QUESTA INVECE È UNA DI QUELLE GARE CHE TI RESTA NEL CUORE E DI CUI ANDARNE VERAMENTE FIERA: SONO DI NUOVO IRIDATA!

In tutti questi anni le uniche volte che mi ero immersa nuovamente nell’atmosfera downhill era stato per vedere un paio di volte la Coppa del Mondo e i Mondiali Downhill nel 2008 proprio in Val di Sole. E vedendo il percorso, mi dicevo che ora come ora non sarei stata più in grado, non solo di gareggiare, ma neppure di scendere da lì in sella ad una bici. Pensavo che, nel caso, ne avrei fatta mezza a piedi! Un percorso sempre ripido a tratti quasi verticale con sassi e radici dappertutto, insidioso in ogni punto, che non ti lascia mai respirare e riprendere fiato a parte un ponticello di 15 metri. Le cadute su questo tracciato non perdonano: ci sono talmente tanti ostacoli tra pietre ed alberi che è difficile pensare di non farsi male. Un percorso che solo a farlo a piedi in discesa ti viene il mal di gambe.

Tre anni fa avevo partecipato a Mammoth Mountain alla ‘Legends of the kamikaze race’: avevo voglia di rivedere i miei vecchi amici con cui avevo gareggiato per tanti anni, ma quella è una strada sterrata che andando piano può fare anche un bambino, Commezzadura è un’altra cosa! Tecnica e fisico, braccia e mani. Soprattutto non si può improvvisare! Bisogna essere in forma… I primi di giugno, grazie ad un bike test fatto a Riva del Garda, con mio marito ci compriamo una e- bike full: amore a prima vista! Ricomincio dopo tantissimo tempo ad andare in mountain bike! A metà giugno partecipo gasatissima al Funky Day a Montecreto. Non ci posso credere: con una “zavorra” di quasi 10 kg in più di quando correvo e la forma di chi ha cominciato a pedalare da 10 giorni riesco con la mia e- bike a restare affiancata su una salita di 9 km con Bruno Zanchi e Nicola Casadei, e ora..comincia la discesa: che forza riesco, nonostante tutto, a non farmi lasciare tanto indietro, ma le braccia e soprattutto le mani formicolano e mi costringono a fermarmi frequentemente.

Ma la miccia si è riaccesa! Santo cielo, ma da quanto tempo non mi divertivo più così! Sembra che respirare l’aria di bici, forcelle dischi e sospensioni mi faccia tornare l’energia e la voglia di pedalare e mollare i freni. Mi sento compiaciuta e sento che un po’ di stile mi e rimasto andando in discesa. In quella occasione che Pippo Marani mi mette al corrente che ci sono i mondiali master in Italia ed il tarlo, anzi il tarlone comincia a lavorare nella mia mente! Con una Dh prestata da un amico a metà luglio vado in Val di Sole… devo vedere se sono ancora in grado di venir giù.

Nel piazzale trovo Ivana Sparano, è dal ’99 che non ci vediamo: facevamo le gare insieme ora è qui perché anche lei vuole provare il percorso. Il primo giro lo facciamo in più di mezzora, a tratti scendo perché è così ripido che credo di capottare, ma la guida lenta ma sicura di Ivana mi rincuora… in qualche maniera si viene giù, ma il problema più grosso e farla tutta in una volta! Quando torno in negozio fatico parecchio, ho gambe e braccia stanche per alcuni giorni ,e nel frattempo, nelle pause pranzo con un caldo fotonico cerco di fare almeno una quarantina di minuti con l’e- bike.

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Foto Alex Luise

La settimana successiva, nel mio giorno di riposo torno a provare il percorso. Finalmente riesco a farla tutta in sella! Decido e mi iscrivo ai mondiali. Un’avventura da mettere insieme in pochissimo tempo, ma è soprattutto la forma fisica che mi preoccupa, nelle prove le braccia mi cedono e pianto giù anche qualche bel volo. In negozio cerco di sfruttare le vasche di gelato da 5 kg tirandole in su e in giù per rafforzare le braccia e a casa faccio un po’ di addominali. I primi di agosto mi arriva in prestito una bici downhill moderna, una Lapierre con ruote da 27,5” e nel mio giorno libero prendo la macchina e vado a Commezzadura per riprovare il percorso: è qui che bisogna allenarsi, finalmente riesco a fare una discesa da cima a fondo senza fermarmi, sono esausta e da metà percorso ho faticato da morire per non fare errori e ho dovuto ridurre enormemente la velocità. Ma ci siamo! Arrivo alla gara piuttosto preoccupata perché la bici ha bisogno di una sistemata generale: gomme, ammortizzatori, antideragliatura, taratura forcella… ed io non ho neanche gli attrezzi. Nel parterre della gara sembra che tutto si sia fermato al ’99: a parte le rughe, i capelli bianchi e bici più moderne i downhiller sono sempre gli stessi, loro non hanno mai smesso, sempre con lo stesso entusiasmo, sorriso e passione . Mi prendono la bici e si mettono dietro in 6 per aiutarmi: in un quarto d’ora la bici è a posto. Visto che conosco già il percorso cerco di centellinare le energie, ma è durante la notte che faccio mille giri e mi stanco di più!

Nella manche di qualifica stacco un buon tempo assoluto sono intera e soddisfatta! Solo adesso siamo sicuri che faranno le classifiche per età ogni 5 anni. Non dovrei preoccuparmi, ma non dir gatto finché non ce l’hai nel sacco e poi mi piacerebbe abbassare il tempo. Non so perché, potrei andare tranquilla e gestirmi un bel vantaggio, invece l’agonismo che ho dentro mi dice: “dai che provi a fare il tempone”. L’altra vocina invece: “vai tranquilla che lunedì devi essere in laboratorio”. Domenica ho cercato di sentire entrambi le vocine, ma le braccia e la fatica accumulata nei giorni precedenti sono quelle che hanno dettato legge. Sono proprio contenta ! In così poco tempo mi sono rimessa in sella su una bici da Dh e, a parte qualche livido, sono tutta intera. H

o rincontrato vecchi amici, ho avuto come spettatori mio marito e mio figlio che non mi avevano mai visto correre e mi è sembrato che il tempo si fosse fermato. La mia vittoria non è quella della gara, ma l’accettare che gli anni passano e che ci si può sentire ancora in forma se si coltivano le proprie passioni.

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