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Editoriali

On the road again

UN BIKER ARRIVA AD UN PUNTO DI NON RITORNO, DOPO ESSERSI SBRANATO STINCHI E GOMITI CON LA DOWNHILL, IL FREERIDE ESTREMO E L’APRE VELÒ DA CIRROSI EPATICA…

Editoriale di ‘Dan Fat Grossman’ sul numero #51 di Aprile 2016

Capita che ti innamori di una bicicletta che non si capisce a qual cocktail appartenga: un terzo da cross country, un terzo da cicloturismo ed infine un terzo di sana follia. Un Negroni sbagliato su due ruote… poi dopo che ci fai di tutto, enduro, xc e quant’altro decidi di viaggiare… Parti per il primo viaggio col BOB con tanto di bandiera di segnalazione, con trenta chili di carico e dopo i primi tre giorni capisci che il set di pentole potevi lasciarlo a casa insieme all’accappatoio di spugna e alla tenda da tre posti che avevi acquistato per motivi che ti rimangono oscuri, forse una romantica gita con una pseudo fidanzata che dormiva solamente in hotel a cinque stelle e aveva paura anche delle cavallette. Orbene, dopo un viaggio di 800 km comprendi che la bici è la bici della tua vita, ma che il carrello va bene se pensi di stare a zonzo per almeno un anno, quindi tornato a casa si passa alla fase due, le borse!

Ottima scelta vero? Dai trenta scendiamo aI quindici Kg, portiamo un asciugamano grande come la foglia di fico di Adamo, si decide di andare al ristorante, così non si cucina, niente detersivo dei piatti, riduco la tenda ad un loculo che farebbe la sua degna figura al Verano. Oh… si viaggia di gran bene mi sento un piccolo Lord sull’asfalto, salendo a velocità meditativa, sicché al km 257,300 circa intravvedo la possibilità di affrontare un bel sentiero in mezzo ad un bosco di latifoglie, accidenti sembra la pubblicità di un tour operator, ci vado eccome che ci vado… le borse che si son rivelate perfette sul nastro di catrame, impermeabili ai due temporali che ho preso in un giorno, vanno in difficoltà sul single track. Sbattono e non mi permettono di guidare come mi aggrada e strusciano, si impigliano nella vegetazione tanto quanto i rovi nei miei stinchi. Dopo una trentina di kilometri di goffaggine, realizzo che forse sia il caso di rivedere ancora qualche cosa. Abbandono il tratturo, mi fondo sull’asfalto e fino alla fine del viaggio non cerco divagazioni fuoristrada sotto il metro e mezzo di larghezza.

Le note positive sono: la tenda fantastica, sembro il cugino povero di Tutankamon, ma come sarcofago è cucita su mia misura; il non aver il set da cucina mi ha costretto per qualche sera di dedicarsi alle barrette energetiche, ma un poco di digiuno male no fa. Ma il peso è sempre troppo: portarsi appresso tre cambi da bici due paia di scarpe, due paia di guanti, due paia di occhiali, due camere d’aria.Insomma il doppio di tutto compreso il cambio per la sera mi rimase a quel punto eccessivo, senza dimenticare tutti quegli amenicoli elettronici che fan da corollario alla nostra esistenza. Il set di luci modello San Siro derby della Madonnina, dimenticavo pure loro! Qui urgeva una drastica e sensata limata al peso, ma soprattutto un innalzamento della praticità. Sognavo di essere un viandante nel Medioevo con solo il bastone e le poche povere cose che potevano servire durante il tragitto, delle sacche che contenessero il necessario, che mi permettessero di viaggiare libero come un migratore a primavera, sempre che non mi abbattesse un bisonte della strada e per questo ho iniziato a cercare le strade meno frequentate, strade bianche e sentieri che mi portassero lontano. Bike packing, la soluzione la trovai come sempre la dove nascono le tendenze: negli Stati Uniti d’America, dove una risposta al disagio ed alla voglia di viaggiare per trovare se stessi fin dai tempi della grande depressione su e giù dai treni o facendo viaggi in autostop o in auto. Quindi ho dimagrito ancor di più il bagaglio prossimo alla anoressia, una dimensione minimalista, ma non per questo povera di contenuti tecnici: la bellezza del mondo offroad è questo onirico slancio creativo e sviluppo di nuove attività.

Il viaggio fa parte del bagaglio del biker evoluto, solitario o accompagnato. Il viaggiare bike packer Style è una via per comprendere quanto poco sia necessario per pedalare felici. Quindi mi son posto un obbiettivo: approfitterò del Tuscany Trail, una passeggiata di pura bellezza che accarezza la toscana da Massa a Capalbio tripudio di estetica, terme e gastronomia (perché si minimalisti ma avvezzi alle gioie della vita) che coinvolge 500 bikepackers di tutto il mondo il due giugno, per dimostrare che 560 kilometri in totale autonomia sono alla portata di pedale. Mi preoccupano solo gli undicimila metri di dislivello in salita, ma questi son dettagli.

P.S. Son due giorni che comprimo il bagaglio. Tenda, sacco a pelo e materassino. Sembra proprio di giocare a Tetris…

Dust memories [polvere ovunque]

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