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Stefania e la traversata delle Alpi da Trieste a Ventimiglia

Pubblichiamo un grande viaggio effettuato da Stefania Valsecchi, da Trieste a Ventimiglia sulla propria MTB! Molto emozionante e posti magnifici. A proposito, se volete anche voi provare emozioni uniche, Stefania cerca biker per l’estate prossima che vuole attraversare tutti gli Appennini! In tal caso la trovate su Facebook.

Fonte: Stefania Valsecchi

Lecco Città Alpina dell’anno 2013?!

Per una “mangiamontagne” ed innamorata di Lecco qual son io il richiamo è irresistibile ed esplode l’idea: attraversare integralmente le Alpi in mountainbike! Una cavalcata ciclo-alpinista che unisca il mare di Trieste al mare di Ventimiglia attraverso i monti più alti e belli d’Europa, lungo sentieri, guadando fiumi, su e giù per le montagne, sempre fuoristrada. Non posso lasciare che tale seducente aspirazione resti desiderio astratto, quindi, abbandonato ogni indugio, eccomi all’opera per realizzarlo.

Atlanti geografici, mappe, cartine diventano il principale arredo di casa mia. Occupo ore e giorni a studiare su di loro il percorso indicativo e, una volta imbastitolo, cerco in internet i contatti di tutti i comuni dai quali intendo passare, compresi quelli stranieri: Slovenia, Austria, Svizzera, Francia. Con un’unica mail lancio a tutti loro l’invito:”Ehilà! Sono Stefania di Lecco: venite con me ad unire le Alpi in mountainbike?”. Non ho nessun interesse a pedalare da sola aspirando a personali performance così il mio motto diventa: la gioia condivisa è gioia doppia; la fatica condivisa è fatica a metà!

Il Monviso ci aspetta

A seguito di quella mail, scatta incredibilmente la rincorsa alla condivisione: pur non conoscendomi, molti di quelli “accalappiati” in internet apprezzano la mia idea e vogliono esserci, sicché riesco ad unire attraverso il WEB un sufficiente numero di ciclisti sparsi per tutto l’arco Alpino che mi aiuteranno ad attraversare le montagne che tanto amo. Invece da Lecco non parte nessuno con me, ma ugualmente il 5 di Luglio, mi trasferisco a Trieste in treno ed il 6 Luglio inizia la pedalata con un Triestino e due Sloveni. Sono tutti assai più giovani di me e hanno zaini pesantissimi: il mio, che mi accompagnerà per un mese, pesa 5kg e 400; i loro, che domani torneranno a casa, sono attorno ai… 10 kg! Barrette, energetici, ma anche sfilatini con prosciutto e formaggio poi scarpe per la sera e pure i jeans, infine tutti i bardamenti per proteggere stinchi e gomiti in discesa! Bé, ognuno pedala come meglio crede, no problem.

Nei primi due giorni con loro risaliamo tutto lo smeraldino Isonzo lungo incantati sentieri carsici e, a Caporetto, veniamo coinvolti la sera in una ricostruzione storica in costume di battaglie ottocentesche veramente affascinante. L’indomani giungiamo a Tarvisio, nel cuore della Carnia, dove mi lasciano ad altri nuovi amici del luogo. Serata alla festa di paese con canti, danze, piatti tipici e i Tarvisiani mi organizzano i due giorni di pedalata successivi con tre atleti della valle, tutti….sedicenni!! Son più vecchia delle loro mamme perciò, giustamente, i ragazzi arricciano il naso: “Éh? cos’è che dobbiamo fare con ‘sta vecchietta tappetta??! Attraversare tutte le Giulie in mountainbike? Ma per piacere!”. Tuttavia non possono dir di no ai loro allenatori che insistono e, un po’ straniti, partono a pedalare con me.

I sentieri non solo sono impervi fin da subito, ma – per sbaglio – ci ritroviamo addirittura su una via attrezzata con scale e catene: nessun problema! Ci passiam la bici l’un l’altro, guadiamo fiumi portandola a spalla, la caliamo giù da uno strapiombo e sebbene perdiamo la strada un po’ di volte, io non perdo il sorriso e conquisto la stima dei miei giovanissimi compagni di viaggio. Con loro supero anche la rigogliosa Karinzia per giungere alle sorgenti del Piave nel punto più a nord del Veneto, incuneato tra la Carnia e l’Alto Adige.

Per il giorno successivo, da sola tra Val Pusteria e Cadore, i fulmini accendono il circondario, tumultuosi tuoni fan vibrare la bici sul terreno e la pioggia sferzante si tramuta in pallini di grandine come piombini da caccia, ma mi mantengo calda procedendo nella pedalata.

Sotto il diluvio incontro 150 microscopici scout nelle immancabili brachette corte: le povere coscette violacee per freddo e grandine, schiacciati sotto cappelli più grandi di loro, allungo in fuori il braccio con la mano tesa e rispondono picchiandoci sonore paccate salutando con urla e sorrisi. Io fra poco saró a tetto e rivitalizzata da una doccia bollente; queste “pore” stelline dovranno montarsi la tenda, farsi da mangiare col fornelletto e dormire bagnati la dentro quasi in terra… gulp!!!

Procedo sola per un paio di giorni, ma nel paradiso terreste delle Dolomiti Super Star è tutto così ben segnalato, riordinato e colorato che pur avendo il senso dell’orienatamento di una cozza fissa al suo scoglio, passo indenne le Dolomiti di Fanes-Sénnes-Braies per approdare a La Villa in Val Badia dove, con mia grande felicità, trovo amici del CAI Lecco: che dolce la loro compagnia!

Il cielo torna ad essere più turchino della fata di Pinocchio e io attraverso tutte le Dolomiti, da Dobbiaco alla Valvenosta come volando leggera e senza fatica perchè persa a godere delle meraviglie “tecnicolor” tutt’attorno, sempre oltre i 2000 m di quota: m’incanto sfiorando le Odle, giubilo valicando il Gardena e mi cattura l’appeal del gruppo del Sella, ammutolisco lambendo Sasso lungo e Sasso Piatto, mi commuovo sull’Altipiano di Siusi coi suoi pascoli verdissimi, sbalordisco allo Sciliar aperto ai biondi cavalli in corsa, esplodo di gaudio sull’Altipiano del Salto tra Bolzano e Merano, esulto al cospetto dell’Ortles pur col fiatone lungo l’impervia salita allo Stelvio. Entro nella mia Lombardia e l’amico Mauro di Lecco giunge di buon mattino dal nostro capoluogo fin lassù solo per fare una tappa con me ed accompagnarmi dallo Stelvio a Livigno senza mai sfiorare l’asfalto. Dal passo Umbrail alle Bocche di Pedenolo e Pedenoletto procedendo per la Valle del Braulio eccoci a Cancano; su per la Valle Alpisella dove ha vita il nostro Adda e giù senza fiato a Livigno ! Non ho parole per queste pedalate tra scenari che rubano il cuore e come drogata da tanta bellezza, non sento un briciolo di stanchezza.

L’indomani da sola supero il valico del Bernina scovando mulattiere; accanto all’Inn attraverso l’Engadina su sterrati a ridosso dei monti e il celeberrimo trenino-rosso delle Retiche mi sferraglia accanto, a volte così vicino e veloce, che lo spostamento d’aria mi sventola il cerume direttamente da un orecchio all’altro: scusate l’immagine, ma rende l’idea!

Dal Maloja decido di lasciare momentaneamente le vette più alte per scendere a Dongo ad incontrare i miei genitori e qualche amico Lecchese giunti lassù per cenare con me.

Riparto con Giovanni e Davide – rispettivamente di Oggiono e Olginate – che mi accompagnano fino al Passo San Jorio poi, da sola, procedo per la Val Vigezzo a riprendere le Alpi che qui si fan sempre più alte col Monte Rosa in Valle Anzasca. Il Massiccio ci accoglie con fredda nebbia e ore intere di bici a spalla per conquistare passi a 3000 metri dove la neve è ancora alta, ma grazie a Sergio, Davide e Marco, supero Alagna e la Val Sesia per entrare in Valle d’Aosta attraverso il Passo dei Salati sempre a 3000 mt e bici sul groppone!

portage in val d’Ayas su un sentiero attrezzato con catene e scale di ferro

Pur essendo stata diverse volte nella piccola regione più a nord ovest d’Italia, non avevo mai avuto modo di incontrare questi spazi così ampi, ricchi di laghetti, alpeggi, pascoli di quota: è nuovo per me trovare anche qui vallate così estese e spaziose da pensare che per attraversarle ci voglia una giornata intera… poi invece, grazie a due forti ruote, è una goduria e il divertimento è assicurato nonostante i tanti chilometri.

Cervino e Monte Bianco si mostrano nel loro impervio biancore: rispettosa li attraverso abbarbicata sui loro fianchi che non mi lasciano tregua, ma per un’amante dei monti qual son io, che c’è di meglio nella vita? Di giorno in giorno una straripante ed inattesa bellezza si sussegue e con essa molti nuovi accompagnatori che condividono con me la gioia anche solo per poche ore.

Dal Col del Nivolet rientro in Piemonte e che dire del Gran Paradiso se non che ti spalanca il sorriso?! Anche questa regione, più selvaggia e meno turistica, svela angoli indimenticabili e via via mi lascio alle spalle un’infinità di splendide valli di cui quasi non sapevo l’esistenza: Val di Locana, Val Grande, Val di Ala, Val di Viù dove mi perdo nel su e giù, Val di Susa col Colle delle Finestre e quello dell’Assietta, paradisi per i bikers che nulla hanno da invidiare alle più famose Dolomiti.

Raggiungo anche il Monviso in compagnia di Lucio e così non mi son persa manco una sorgente dei grandi fiumi: dall’Isonzo al Tagliamento, dal Piave alla Drava, l’Adda, l’Inn e poi il Ticino…Sesia, Dora, Scrivia, Toce e via fino al grande Po’… bello no ?

Giunti al Colle della Maddalena ci si aprono le Alpi Marittime. Partita da Trieste ho percorso a ritroso la simpatica “tiritera” che ci insegnano da piccoli per imparare tutte le zone alpine: “MaConGranPenaLeReCaGiù”. Giulie, Carniche, Retiche, Lepontine, Pennine, Graie, Cozie e Marittime: sono in quest’ultime, sto arrivando alla meta di Ventimiglia, che emozione! E infatti con Lucio e Stefano supero anche il Colle di Tenda per entrare in Liguria: o cavoli !

passo di pedenolo  – 2800 m. – tra lo Stelvio e Cancano

Pensate un po’ : mi ero messa in testa che da qui si vedesse il mare…ma va laàà: Ste, desedess! Ci vogliono ancora giusto quei quattro passi, intesi come valichi sterrati con chilometrici su e giù, giù e su… poi finalmente a Colla Melosa tocchiamo l’asfalto e partono a tuono velocissimi tornanti in discesa come un taboga: la meta è vicina! Solo una bellissima pausa a Dolceacqua dove sindaco e assessori mi insigniscono dell’onorificenza del paese, poi di nuovo in sella che non vedo l’ora di bagnarmi in mare: via! In qualche minuto siamo nel traffico agostano della Liguria… SONO A VENTIMIGLIA!! L’amico Ino, della zona, ci segnala una breccia per raggiungere la spiaggia pubblica:

eccola, sono in spiaggia, non riesco a pedalare sulla sabbia, scendo, accompagno la bici a piedi, raggiungo le onde, prendo la bici e mo’ di olimpionico lancio del martello, giro su me stessa, la lancio in acqua, SPLAFF, inizio a correre e SCIAFFFF mi ci tuffo anche io, libera, leggera, felice, commossa. VENTIMIGLIAAA sono arrivata!! Dal mare di Trieste al mare di Ventimiglia attraverso tutti i monti delle Alpi: 2200 km e 57.000 mt di dislivello, un sogno divenuto realtà, infinitamente più bello di come me l’ero immaginato.

Lecco Città Alpina ha unito tutte le Alpi: se potete date vita ai vostri sogni!

 

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