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Termina la Duchenne Heroes…un successo!

Ecco il report degli ultimi 3 giorni dai nostri fidati reporter in sella alle Focus E-bike

DUCHENNE HEROS – 25 GIUGNO 2014 – DAY 4

Passano i giorni e passano le notti, la nostra avventura si rende sempre più entusiasmante e allo stesso tempo affaticante, la sveglia è quasi automatica alle 6,15 ma difficilmente si prevede l’orario per andare a ricaricare le batterie, naturalmente non mi riferisco solamente a quelle delle nostre bici. Oggi per affrontare la quarta tappa, che ricalca buona parte della prestigiosa Dolomiti Superbike, mi sono dovuto violentare per cancellare tutta la fatica accumulata e i vari dolori che mi assillano dopo la notte.

Il nostro giro era in senso contrario al senso di marcia della gara del prossimo luglio e iniziava con l’ascesa al San Silvestro giusto per un buon riscaldamento, la successiva discesa con tratti molto veloci su fondo battuto e bellissimi single trail che ci riportavano a San Candido.

La strada è ottima, come pure il panorama che abbiamo potuto ammirare da lassù , chissà perché ogni volta che passo per questi posti mi riempio l’anima di bellissimi ricordi e paesaggi che non riesco a descrivere con le parole. Le sensazioni forti mi fanno persino dimenticare quanta fatica si prova nel valicare queste maestose montagne e quindi ritorniamo in salita verso i Baranci con il passaggio ai famosi Bagni di San Candido, che nonostante il loro tipico aspetto spettrale, restano meta per tutti gli ospiti della Val Pusteria che si portano a casa una bottiglia dell’acqua famosa per le sue proprietà benefiche. Le bici oggi sono molto confortevoli e i nostri potenti mezzi ci permettono di sorpassare salite molto ripide e difficili con una facilità disarmante verso i nostri compagni di viaggio che pedalano con la loro sola forza.

Veloce discesa verso valle che ci porta dopo qualche minuto a Dobbiaco e senza vedere niente della bella cittadina cominciamo la lenta e lunga salita verso Prato Piazza e i suoi alti 2000 metri di altitudine. Naturalmente passiamo per l’omonimo lago e una foto sulla riva è d’obbligo, oltre che incontrare qualche biker con mezzo elettrico e fare le dovute considerazioni sul tipo della bici, il motore, le caratteristiche e la solita considerazione che ormai è quasi scontata: ma quante ne venderanno nei prossimi anni di e-bike?

Comunque bici o non bici il viaggio prosegue con una piccola sosta di preghiera al Cimitero della Prima Guerra Mondiale appena prima il Lago di Landro, proseguendo arriviamo in compagnia di altri 4 biker molto forti alla temuta ultima salita che da Carbonin porta in quota a Prato Piazza e a quel punto salutiamo perché vogliamo mettere alla corda i motori e soprattutto le batterie in dotazione. Energia massima del motore e delle gambe, che comunque servono sempre, e via per circa 9 Kilometri affrontati mai sotto i 15 orari, infatti ci ritroviamo sopra in meno di mezz’ora stanchi ma molto contenti di aver superato tutte le avversità della lunga giornata. Ora è un lungo discendere attraverso la valle ripercorrendo tutte le segnalazioni della Superbike al contrario, un meraviglioso single track iniziale, una scorrevole taglia asfalto e infine l’ultima parte nel bosco seguendo il torrente, che comunque non manca mai, percorrendo la forestale che ci porta a Ferrara di Braies e velocemente su ciclabile fino al nostro campeggio.

Mi ritrovo sempre immerso nella descrizione del percorso e di quello che ci lascia nella mente, infatti prima che delle sensazioni legate all’aspetto tecnico delle bici, emerge sempre molto evidente e soprattutto stampato a caldo nella memoria il ricordo di aver vissuto un’esperienza molto bella e intensa, condivisa con il compagno di viaggio e con tutti i partecipanti a questa stupenda iniziativa di solidarietà. Per cui le bici stanno facendo tutto il loro dovere e a parte qualche piccolo contrattempo anche del navigatore, ci permettono di vivere a pieno un’esperienza che resterà sempre nel cuore.

Ieri scrivevo: “adesso posso dire di essere veramente al limite delle energie rimaste e vado a letto molto volentieri, buonanotte e sogni d’oro”, oggi posso dire ancora di più.


DUCHENNE HEROS – 26 GIUGNO 2014 – DAY 5

Oggi il programma prevede il trasferimento dalla città di Dobbiaco a quella di Cortina per il Campeggio Olimpia poco fuori la città passando per un tracciato ricco di salite e di panorami mozzafiato. Iniziamo subito con l’ascesa verso Prato Piazza per raggiungere i 2000 metri di altitudine seguendo la segnaletica nel giusto senso della Dolomiti Superbike che decidiamo di mantenere nonostante la nostra traccia ci porti lungo la strada asfaltata. Il percorso si fa sempre più bello e variegato, passiamo infatti dai primi kilometri su strada forestale, al tratto intermedio misto asfalto e carrareccia, per poi lasciare definitivamente sia la traccia che la segnaletica per seguire le indicazioni verso Prato Piazza ma su segnale della forestale.

Durante la risalita ci intratteniamo con una squadra di biker con i quali scambiamo due chiacchiere e qualche foto, ma li abbandoniamo subito forti dei nostri potenti motori (elettrici naturalmente). Il trail che prendiamo in salita si dimostra subito molto tosto e ci permette di veder quanta potenza esprimiamo con queste due bike elettriche, la traccia è fatta di ripide ascese su fondo sabbioso e passaggi su sassi e radici, seguiti sempre dal nostro immancabile ruscello e la solita cascata che ci obbliga alla foto di rito. Incontriamo una meravigliosa baita immersa nel verde sotto la vista della Croda Rossa e subito dopo sbuchiamo sui prati verdi di Prato Piazza felici di aver raggiunto la cima della prima ascesa incontrando in senso contrario una seconda squadra di biker che prendono per il sentiero verso Cima Banche, naturalmente il momento è propizio per immortalare tutto con una bella foto.

La discesa verso Cima Banche si presenta subito ai nostri occhi come un altro spettro affrontato due giorni prima verso il Passo Limo in salita, ma questa volta in discesa e con un salto nel vuoto a fianco di parecchie decine di metri. Pensiamo bene di affrontarlo scendendo dalla bike per qualche passaggio veramente ostico e pericoloso condividendo con altri biker le nostre impressioni e perché no le nostre paure.

Passato il primo impatto siamo pronti per continuare in discesa verso il nostro check point che ci aspetta proprio sull’asfalto di Cima Banche, infatti lo raggiungiamo velocemente percorrendo un single track che ci ripaga di tutti gi sforzi fatti in precedenza riportando sul nostro viso un’espressione di gioia e felicità. A proposito di felicità, questa nostra esperienza si sta rilevando sempre più un momento particolare di stacco dalla realtà quotidiana, ci permette infatti di riflettere andando a fondo della nostra mente e delle nostre sensazioni cercando nel profondo i veri valori che ci circondano.

A parte questi discorsi così spirituali, arriviamo al momento più materiale ma altrettanto importante del nostro ristoro di metà percorso, che aggrediamo come al solito per saziare oltre che il nostro spirito anche il nostro stomaco, brioche, panini, banane, integratori e perché no un bel pezzo di torta del compleanno della sera prima ci riempiono bocca e tutto il resto, una bontà.

Partenza su asfalto verso la seconda ascesa di giornata che ci porta in direzione del rifugio Ra Stua e in vista dell’obiettivo finale del Camping Olimpia. Subito un piccolo tratto in asfalto e subito dopo si entra su una bella forestale che nel giro di pochi kilometri ci riporta ai 1800 metri consueti da raggiungere attraversando meravigliosi boschi di pini e abeti, cascate rigogliose di acqua fresca e profumi di natura incontaminata. La discesa successiva si presenta molto veloce e tecnica, la affrontiamo con sicurezza e con il dovuto rispetto visto che troviamo qualche biker più sfortunato che ci lascia qualche lembo di pelle sui sassi, noi dobbiamo fare i conti solo con una foratura che ci permette di riposarci qualche minuto in più prima del Rifugio. Abbiamo maniera in questi passaggi di mettere alla prova le nostre bici che si dimostrano all’altezza della situazione in maniera forte e decisa, i freni sono molto affidabili senza mai un momento di debolezza, le ruote montate con i Scwhalbe stradali sono molto precise e performanti, resistenti a tutte le superfici e a qualsiasi ostacolo, permettono anche ad una ciclistica poco idonea all’occasione di sopperire ad eventuali distrazioni del biker.

Scendiamo verso Cortina non prima di effettuare una deviazione sul percorso per andare a vedere la meravigliosa cascata bassa di Fanes, che oltre al suo spettacolare salto d’acqua ci permette di farne qualcuno sulla bike sul single track che ci separa dal campeggio, ciliegina sulla torta di un’altra tappa da ricordare.

Percorsi così una sessantina di Kilometri e un dislivello ragguardevole di almeno 2000 metri che come anticipato ieri sera, mi porta a chiudere la giornata senza più le nemmeno le energie per concludere la cena al camping, spero di non addormentarmi sul piatto.


DUCHENNE HEROS – 27 GIUGNO 2014 – DAY 6

Sesta tappa, giro dei cinque rifugi e possiamo tranquillamente definirla la migliore della settimana. In sequenza passiamo per Ra Stua, Senes, Lavarella, Fanes e Pederù con un giro tutto all’interno del Parco Naturale Sene, Fanes, Braies e partenza/arrivo da Cortina .

Il nostro uomo traccia anche oggi ci rassicura sulla giornata per il kilometraggio ridotto a 45 km con solo 1800 metri di dislivello e subito capiamo che non ci sarà niente da ridere per le nostre gambe e per fortuna anche per i nostri motori.

Ci scaldiamo immediatamente perché il primo rifugio lo troviamo dopo qualche kilometro di asfalto ma con pendenze degne della tappa più dura del giro d’Italia e lo capiamo subito perché tutti i nostri compagni di avventura che erano partiti un po’ di tempo prima di noi, andiamo a riprenderli uno dopo l’altro e scateniamo su di loro una forte dose di invidia.

La salita dopo il primo rifugio diventa per forza sterrata, ma le pendenze non cambiano e ci portano al Rifugio Sennes dopo aver fatto una tappa intermedia con una squadra di Pordenone. Approfittiamo dell’occasione e delle esplicite richieste di alcuni biker per far fare alcune prove dei nostri mezzi e anche in quest’occasione la regola non si smentisce mai, la partenza è normale ma l’arrivo è sempre con un sorriso a 32 denti che indica uno stupore e un piacere alla guida mai provati, in effetti tutte le aziende che vogliono promozionare i loro mezzi, attraverso occasioni mirate di bike test, ottengono molti più risultati di qualsiasi altra azione promozionale con i canonici sistemi del marketing

Siamo in sosta al Rifugio Sennes e ci sta giusto bene qualche spuntino e un caffè, la solita scarica di fotografie per registrare tutte le forti emozioni che questo viaggio sulle Dolomiti ci sta regalando e via in discesa su un sentiero bello e impegnativo che mette alla prova i freni delle bici e tutta la muscolatura dei biker per un tuffo nella valle sottostante in direzione Rifugio Pederù. La pendenza è a dir poco impressionante, vediamo giù a valle il punto di arrivo e il salto nel vuoto è da vertigini, una strada che tutta a tornanti scende in 2 kilometri di quasi 500 metri, intervallata da mezzi meccanici che stanno scavando in centro strada un canale dove far passare i tubi della corrente, mi domando come facciano a lavorare in quelle condizioni sfidando la legge della gravità.

Rifugio Pederù, già incontrato nella tappa di San Vigilio di Marebbe, da qui inizia la seconda ascesa verso i Rifugi Fanes e Lavarella, altra strada molto aperta e transitabile, ma certamente da mezzi ben equipaggiati per superare pendenze impegnative su fondo sconnesso.

Prima di arrivare ai rifugi abbiamo l’occasione di scattare alcune foto con altri biker e di fare due chiacchiere con una squadra di biker siciliani che ci raccontano come hanno pianificato il loro programma per la raccolta fondi per partecipare alla Duchenne Heroes, un gruppo molto attivo che attraverso un grande lavoro di squadra, caratterizzato da condivisione e solidarietà, riesce ad arrivare secondo nel ranking dedicato da Parent Project.

La salita è lunga e difficile, passiamo dai rifugi mancanti, ma viste le cattive condizioni del tempo in quota (pioggia leggera e freddo), decidiamo di proseguire a buon ritmo e ci infiliamo in una gola che scende verso Cortina seguendo il Rio Fanes e passando per le omonime cascate. Il tracciato naturalmente è molto impegnativo, come del resto tutti quelli incontrati fin d’ora, la vista spazia su paesaggi bellissimi e incantati fatti da alte montagne ovunque, acqua che scorre impetuosa e una forte vegetazione che colora tutto di un verde molto intenso. Attraversiamo numerose scie di neve che invadono il sentiero e scendiamo di parecchie centinaia di metri verso valle, sembra che la fatica sia ormai arrivata alla fine e ci fidiamo delle parole durante il briefing della sera prima in campeggio che dicevano di una parte della tappa fatta di qualche piccolo dislivello e di pochi saliscendi molto leggeri.

Capiamo subito dopo il ponte con vista spettacolare sul torrente, alta almeno un centinaio di metri, che l’impresa di quella tappa denominata ancora semplice non è assolutamente finita. Il tracciato si inerpica in direzione delle Tofane per arrivare ad un punto panoramico intorno ai 1800 metri e dico si inerpica perché a prova del miglior stambecco in circolazione. Proviamo a sfruttare tutta la potenza del nostro motore elettrico e umano (circa 500 Watt), ma neanche in questo caso riusciamo a superare alcuni punti del percorso con pendenze che rasentano il verticale. Siamo comunque costretti a ringraziare Marco (il gps man) perché ci ha permesso così di transitare in posti che difficilmente avremmo avuto modo di vedere, con una vista sulla città di Cortina e il Lago Ghedina a dir poco impareggiabili.

La discesa termina direttamente davanti all’ingresso del Campeggio e per noi anche oggi è stata una giornata indimenticabile, come e più di tutte le altre, il nostro spirito di biker puri si fonde sempre più con la bellezza della natura che ci circonda, ma siamo anche molto appagati per far parte di questa grande iniziativa a cui stiamo partecipando.

Voglio citare direttamente dal Roadbook fornito sulla quinta tappa: “usare i muscoli fino a sentirli bruciare, consci che quei bambini dagli occhi ammirati che ci aspettano al traguardo, non lo potranno mai fare….”


DUCHENNE HEROS – 28 GIUGNO 2014 – DAY 7

Siamo all’atto conclusivo della nostra emozionante settimana sulle Dolomiti, più di 500 kilometri con quasi 15000 metri di dislivello, un tour lungo e impegnativo che ci ha messo a dura prova nonostante l’uso dei mezzi elettrici sia stato molto d’aiuto alle nostre gambe.

Oggi vorrei però concludere il report di questa grande manifestazione, senza mettere in evidenza il percorso ancora piuttosto impegnativo la bellezza dei posti toccati con le bike, il Passo Tre Croci, il Lago di Misurina, le Tre Cime, il Lago di Landro, il Lago di Dobbiaco, il tempo un po’ uggioso e freddo, il passaggio a piedi in un vaio molto esposto e pericoloso.

La cosa più importante oggi mi riguarda personalmente, perché proprio nell’ultima giornata ho capito cosa vuol dire far parte di questo grande evento, quando ci siamo riuniti tutti al Lago di Dobbiaco, tutti con la stessa maglia abbiamo percorso tutto il centro fino al Municipio di Dobbiaco, siamo stati accolti da tutti i familiari e i volontari con tutti i bambini davanti a loro.

Tutte le persone erano molto colpite da questo momento ricco e intenso di sensazioni, chi non tratteneva le lacrime, chi si mescolava al gruppo , chi batteva le mani, chi acclamava i biker e con loro tutte le loro famiglie, sul palco suonava la canzone dei Queen “We are the champion” e lo speacker scandiva i nomi delle squadre partecipanti. Gli organizzatori erano tutti commossi da questa partecipazione e il programma di chiusura è stato il giusto coronamento di una settimana che ricorderò per sempre, una squadra alla volta siamo saliti sul palco per ricevere una medaglia commemorativa che ricordava a tutti di aver partecipato e concluso la Duchenne Heroes, ma la vera vittoria era la raccolta fondi che ognuno aveva portato con se fino alla fine, per tutti quei bambini che ci seguivano per sconfiggere la loro terribile malattia.

L’atto conclusivo vuole restare dentro di me solo per quello che ci ha lasciato nel cuore e non nelle gambe, come messaggio di speranza e solidarietà, cercando la possibilità di preparare fin d’ora la nostra Duchenne 2015.

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